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L'OSPEDALE SAN GIACOMO
"BOCCIATO" DALLA REGIONE
 
Il 29 giugno scorso «Il Messaggero» di Roma ha pubblicato, con grande risalto, una lettera-denuncia dal titolo «Quei cari colleghi mi stavano uccidendo». In breve: il giorno 11 giugno dopo un serio incidente con la moto, il Dr. Pierfrancesco Dauri, anestesista del Sant'Eugenio, viene accompagnato al Pronto Soccorso dell'Ospedale San Giacomo. Nonostante il violento impatto egli si rende subito conto del suo stato «sento un fortissimo dolore in tutta la parte destra del corpo, sento il sangue che mi cola dall'ascella, ma al torace qualcosa non va». Giunto al Pronto Soccorso e dopo essersi qualificato viene sottoposto ad una visita sommaria, ma non gli viene misurata la pressione nonostante che il Dauri sottolinei un fortissimo dolore al torace. «Adesso fai il paziente» è la risposta. Nel frattempo sopraggiunge la moglie del Dauri, anestesista anche lei al Sant'Eugenio, mentre il medico e il radiologo discutono della lastra che evidenzia una doppia frattura costale. Fortunatamente la moglie del «nostro» si rende immediatamente conto delle reali e critiche condizioni del marito, palpa il suo addome e chiama il fratello, anche lui anestesista: «Guarda che Pierfrancesco ha un addome non trattabile, potrebbe esservi un versamento». Notata dal medico del Pronto soccorso inizia una discussione sulle competenze. La moglie infatti chiede se era stato eseguito un emocromo e una ecografia dell'addome. «Allora cara dottoressa» - dice il medico del Pronto Soccorso -«non hai capito il concetto: la diagnosi è stata fatta. C'è una semplice frattura costale senza pneumotorace. L'addome è a posto; è inutile fare questi esami anche perché qui non abbiamo la possibilità di fare un emocromo, dobbiamo mandare il prelievo al Santo Spirito (altro ospedale di Roma, n.d.r.) e l'ecografista deve venire da casa. Adesso il paziente lo mandiamo in osservazione in ortopedia con diagnosi di frattura costale e se, domani sta bene, come io penso, lo mandiamo a casa». A quel punto il Dr. Dauri si rende conto della
Alessandro Boffino, è stato in seguito denunciato dal dr. Dauri (cit. "Corriere della Sera, 30 giugno 1998).
Ventiquattr'ore. Tanto è bastato ai tre esperti inviati all'Ospedale San Giacomo, dall'Assessore alla Sanità, Lionello Cosentino, per chiudere la loro indagine scaturita a seguito del memoriale-denuncia dell'anestesista del Sant'Eugenio, Dr. Pierfrancesco Dauri.
Le conclusioni dell'indagine hanno messo a fuoco una situazione del Pronto Soccorso del San Giacomo «allo sbando» dove «non appare regolamentata l'attribuzione delle responsabilità di trattamento e l'osservazione è sprovvista di competenze interdisciplinari e possibilità di monitoraggio».
Lo stesso assessore ha inviato una «diffida al Direttore della Asl RMA (da cui dipende l'Ospedale San Giacomo, n.d.r.) chiedendo in primo luogo di «diffidare» il chirurgo del Pronto Soccorso che aveva visitato il Dr. Dauri in quanto "I suoi comportamenti sono segnati da gravi carenze nella documentazione della attività svolta e nel rapporto medico-paziente, fino a indurre il rifiuto dell'intervento chirurgico"; e in ultimo la prescrizione di obiettivi e tempi di realizzazione: «30 giorni per organizzare le attività di emergenza secondo il modello dipartimentale; 10 giorni per realizzare procedure di documentazione dell'attività di pronto soccorso; 60 giorni per formalizzare le modalità di gestione dei casi critici». Da sottolineare che prima del memoriale-denuncia il pronto soccorso del San Giacomo era stato classificato come Dea e cioè: centro deputato ad assicurare l'emergenza, di Primo Livello.
Malasanità  al pronto soccorso. ³medici in prima
situazione e chiede alla moglie di farlo firmare e di portarlo in una clinica. Dopo la firma e la chiamata di una ambulanza privata, il Dr. Dauri viene accompagnato in una stanzina, ma poco dopo la situazione precipita: «pressione 60/30, frequenza cardiaca 100 b. x min. sudorazione fredda, cianosi, conati, senso obnubilato». La moglie a quel punto dice «Se entro cinque minuti non fate un emocromo ed un'ecografia, vi denuncio». Viene chiamato il radiologo e solo dopo mezzanotte (il paziente era giunto al Pronto Soccorso alle 21,45) viene sottoposto ad ecografia, risultato: «ma qui c'è un grosso ematoma intraepatico, sangue nella loggia splenica, sangue nello sfondato retto vescicale, presto, deve essere operato d'urgenza!». Alle 02,00 "tra le mura amiche di Villa Nomentana" il dr. Dauri viene operato e salvato. Il medico del Pronto Soccorso, dr.
a cura di Ernesto Chiarantoni
interrogativo
coscienza
Senza scienza     né
sole omoios ok
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